"Meccanicamente brutale" 

19.07.1998

L'articolo dello Spiegel del 19 luglio 1998 ricostruisce la scoperta, in un appartamento di Zandvoort (Paesi Bassi), di decine di migliaia di immagini e video pedopornografici di brutalità inaudita, riconducibili a un circuito internazionale con clienti accertati in Germania, Italia, Portogallo, Benelux e Stati Uniti. Al centro della vicenda vi era Gerrit-Jan Ulrich, 49 anni, inquilino dell'appartamento e malato terminale di cancro, che aveva deciso di abbandonare il giro trasferendosi in Italia con il giovane Robby van der Plancken. È precisamente sul versante italiano delle indagini che la narrazione dello Spiegel assegna un ruolo centrale al Capitano Marco Rezzonico, all'epoca Comandante della Compagnia Carabinieri di Volterra: fu lui a condurre i primi accertamenti sulla morte di Ulrich, trovato cadavere il 19 giugno 1998 lungo la strada tra Volterra e Pomarance, e a fornire alla stampa tedesca la ricostruzione ufficiale italiana dell'accaduto — vale a dire che i due stavano sparando a lattine sulle colline toscane con una replica ad avancarica a polvere nera acquistata in Francia, con Ulrich colpito all'aorta. Gli inquirenti italiani, dopo indagini dirette da loro svolte in Olanda, non escludevano, peraltro, l'ipotesi di eutanasia volontaria, stante le condizioni cliniche del 49enne; il giudice istruttore Luca Salutini sintetizzò laconicamente: «il ragazzo voleva salvare l'uomo». Lo scandalo suscitò vasta indignazione in Germania e Olanda, con richieste di riforma legislativa e di più stretta cooperazione investigativa internazionale. 
DER SPIEGEL 30/1998
{cliccando la miniatura, link diretto all'articolo originale online]

Share